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domenica 7 novembre 2010

Perchè Valentino Rossi ha il Numero 46!

"Il numero 46 nasce dal periodo delle minimoto. Ero in una squadra che avevo formato con due ragazzi di Gatteo a Mare, Marco e Maurizio Pagano. Proprio i due fratelli che mi hanno prestato l'Aprilia 125 per debuttare in circuito a Misano.
Tutti e tre avevamo il numero 46, perché correvamo in tre categorie diverse. Anche loro erano appassionati del Giappone e dei piloti giapponesi: una volta ci siamo esaltati per una wild card del Gran Premio del Giappone a Suzuka, che faceva dei numeri incredibili sotto l'acqua. Aveva il 46. L'abbiamo voluto anche noi.
Poi l'ho abbandonato, nel campionato italiano e nell'Europeo. Ma quando sono arrivato al Mondiale, ho dovuto scegliere un numero.
Ho scoperto che era anche il numero che aveva Graziano quando ha vinto il suo primo gran premio, con la Morbidelli 250, nel 1979. Proprio l'anno in cui sono nato io. Per questo ho deciso che il mio numero, per il Mondiale, sarebbe stato il 46.
Quel numero racchiude la mia carriera, in parte anche la mia vita. Di sicuro simboleggia la mia grande, incredibile avventura.


Autobiografia 'Pensa se non ci avessi provato'. V.Rossi




mercoledì 3 novembre 2010

i Colori dei Confetti

La parola Confetto deriva da “Confectum”, participio passato di conficere, ossia preparato, confezionato. Nel Medioevo ci si riferiva con questo termine alle confetture o alla frutta secca ricoperta di miele, non al confetto così come lo conosciamo oggi.
Ma allora quando nasce il confetto?
É davvero difficile collocare in un’epoca ben precisa la nascita di questo dolciume. Sembra che il primo confetto fosse indirizzato a fini terapeutici (il preparato medicinale era ricoperto da un guscio dolce, per renderlo più gradevole ), e pare che sia stato inventato da un arabo di nome Al Razi. Al di là, però di questa piccola curiosità secondo alcuni storici la nascita del confetto risale al 1200 periodo in cui mandorle anici ecc venivano ricoperte da uno strato di miele indurito, quindi questi prodotti rappresentano l’antenato del confetto così come lo conosciamo oggi. Questi dolcetti erano molto apprezzati dalle famiglie nobili che di solito li conservavano in dei preziosi cofanetti decorati che successivamente avrebbero dato vita alle bomboniere ( circa due secoli più tardi ). Di tali prodotti si ha notizia a Venezia a partire dal 1200 (come già evidenziato) dove arrivavano dai mercati dall’estremo oriente, era, infatti, in uso nell’impero bizantino gettare questi dolcetti dai balconi nobiliari sul popolo festante durante i festeggiamenti carnasciali.
Ma se andiamo ancora più indietro nel tempo secondo alcuni l’origine dei confetti è da far risalire addirittura al periodo romano, quando per festeggiare nascite e matrimoni si usava lanciare dei bon bon realizzati con anime di mandorle, miele e farina.
Fino ad ora però si è parlato di confetti fatti col miele non con lo zucchero e questo perché dobbiamo aspettare il tardo 400 quando lo zucchero venne esportato dalle Indie occidentali. Da quel momento in poi diventerà protagonista assoluto nel processo di dolcificazione, relegando il miele ad un ruolo marginale. Poeti e scrittori come Il Leopardi, Carducci, Verga, Pascoli,e D’annunzio hanno citato i confetti come dolci che arricchiscono pranzi importanti e cerimonie solenni, ed inoltre non dobbiamo dimenticare che ad ogni festività corrisponde un colore di confetto differente. La tradizione vuole che il confetto usato per il matrimonio sia bianco, ad indicare la purezza della sposa. Il rito del lancio dei confetti all’uscita del corteo dalla chiesa veniva chiamato “sciarra”, ossia rissa, riferito ai ragazzi che dopo il lancio accorrevano a raccogliere i dolci creando confusione. Nel battesimo i confetti invece saranno rosa per le bambine, ad indicare il colore del sangue e quindi la fertilità femminile, e azzurri per i maschietti ad indicare il colore del cielo e quindi la futura elevatezza morale. Alle nozze d’oro i confetti color oro , a quelle d’argento i confetti argentati, per la laurea rossi, per le promesse di matrimonio verdi e via di seguito.
Per quanto riguarda il matrimonio, non tutti sanno che per secondo una vecchia tradizione, ogni anniversario c’è un diverso colore di confetto.
 



I confetti vanno scelti in base all’evento e vanno inseriti nella bomboniera o nei sacchettini sempre in numero dispari.
Nascita

confetti rosa o azzurri
Maturità

confetti in tinta pastello
Laurea

confetti rossi

I confetti della Laurea sono confezionati in un sacchetto con il colore della facoltà frequentata.
Architettura e ingegneria

Nero
Lingue

Lilla
Economia e Commercio

Giallo
Legge

Blu
Scienze e Biologia

Verde
Lettere

Bianco
Pedagogia

Rosa

Battesimo

Confetti Rosa per le bimbe e
Confetti Azzurro per i bimbi
Prima Comunione

Confetti Bianchi
Santa Cresima

Confetti Bianchi
Compleanni

Multicolor
18° Compleanno

Confetti Verdi
Fidanzamento

Confetti Verdi
Matrimonio

Confetti Bianchi

1 anno
(nozze di cotone)
Confetti Rosa
2 anni
(nozze di carta)
Confetti Cielo
3 anni
(nozze di cuoio)
Confetti Ecru
4 anni
(nozze di legno)
Confetti Beige
5 anni
(nozze di seta)
Confetti Fucsia
15 anni
(nozze di porcellana)
Confetti Beige e Bianchi
20 anni
(nozze di cristallo)
Confetti Luce
25 anni
(nozze d’argento)
Confetti Argento
30 anni
(nozze di perle)
Confetti Mare
35 anni
(nozze di zaffiro)
Confetti Blue
40 anni
(nozze di smeraldo)
Confetti Verdi
45 anni
(nozze di rubino)
Confetti Rossi
50 anni
(nozze d’oro)
Confetti Oro
55 anni
(nozze d’avorio)
Confetti Avorio
60 anni
(nozze di diamante)
Confetti Bianchi

I confetti vanno confezionati o distribuiti in numero dispari, solitamente  3 o 5.
Per il matrimonio sempre 5 confetti che stanno ad indicare:
Felicità, Salute, Fertilità, Ricchezza e Longevità

Il nobile gesto degli sposi di offrire a parenti e ospiti la bomboniera diventa di anno in anno sempre meno diffuso, anche grazie a denigratorie campagne pubblicitarie nonché alle insistenti pressioni a far spendere in beneficenza.
Così, molti sposi decidono di spendere meno e di "fare del bene", penalizzando un prezioso simbolo del ringraziamento e del ricordo qual è la bomboniera. Non si tratta di una controtendenza alla moda ma di un mal costume che bisognerebbe correggere. Ed è questo che ci porta a riflettere sul significato culturale e sulle origini storiche della bomboniera, oggetto che conserva in sè eredità intatte di arte e raffinato fascino artigianale. Questo sito nasce per far riscoprire la storia, l'utilizzo, il significato che la bomboniera porta da secoli con sé.
Buona navigazione!




DA BERLUSCONI AI MATRIMONI GAY, IL TRIONFO DEI CONFETTI. L’AZIENDA PELINO DI SULMONA: COLORATI PER GOVERNO E LILLA’ PER GLI OMOSESSUALI



Il Gay Pride dell’Aquila celebrerà i matrimoni gay, lesbo, transessuali ed etero friendly regalando per la prima volta pubblicamente dei confetti color Lilla, realizzati dalla famosa azienda di Sulmona:
la scorsa settimana, l’onorevole Paola Pelino (Pdl), sorella dell’amministratore della fabbrica, aveva regalato a Berlusconi dei confetti nelle operazioni di voto sulla fiducia parlamentare del governo.
Stessa azienda, stessi confetti, colore diverso.
“Assolutamente sì: quelli che ho regalato al Cavaliere a Montecitorio erano di tutti i colori, ma non lilla”, ride divertita l’onorevole sulmonese, pensando anche alle polemiche tra associazioni gay e il ministro Carfagna sul Gay Pride.
Il prossimo 1 giugno nel viale all’entrata principale del Castello Cinquecentesco all’Aquila si terranno i matrimoni lgbt, al centro di una festa nella quale sono coinvolti i Verdi Abruzzo, Arcigay “Consoli” e Arcilesbica “Amazzoni”. Nel maggio del 2006 l’onorevole trans Luxuria parlò apertamente di ostilità dell’on. Pelino nei sui confronti: “le ho espresso ammirazione per i tailleur anni ‘30 che indossa e la meravigliosa chioma da Re Leone che la renderà la prossima icona delle drag queen; non mi ha più rivolto il saluto”, aveva raccontato Luxuria.
Ora l’azienda di famiglia regala confetti al Gay Pride. Il confetto si chiama “Gay Bride”, ossia sposa gay in inglese, ed è entrato in produzione due anni fa.
Colore Lilla, mix di mandorle di San Francisco, zucchero di canna del Brasile e vaniglia naturale dei Caraibi. Tra i Paesi che ne fanno più richiesta ci sono, non a caso, l’Inghilterra e la Spagna di Zapatero.

martedì 26 ottobre 2010

Quì lo dico e qui lo nego - Significato

Tante sono state le opinioni trovate...

- "Ve lo dico, ma non me ne assumo la responsabilità".

- "Io dico questa cosa perché le circostanze ora me lo impongono, ma la verità è completamente diversa".

- "Vi faccio questa confidenza in via del tutto non ufficiale, ma se qualcheduno vi chiedesse, non fate il mio nome".

- Significa che qualora me lo richiedessi in seguito potrei anche affernare di aver detto il contrario.
I motivi possono essere o una insicurezza nella veridicità dell'affermazione, oppure il timore un'intimidazione nel farsi portavoce di essa. - Di solito si usa ironicamente, per specificare che si dà una notizia che potrebbe essere messa in discussione pesantemente da altri, ma di cui tuttavia siamo certi.

venerdì 22 ottobre 2010

Origine dei cognomi


L'uso del cognome come identificativo di una famiglia si fa risalire all'antica Roma. Infatti, se nei tempi arcaici veniva usato un solo nome, già negli ultimi secoli della Repubblica romana le persone libere adottavano tre nomi (tria nomina):

prenome
         (che distingueva l'individuo ed era paragonabile al nome proprio di persona  contemporaneo);
nomen             (che denotava la gens di appartenenza);
cognomen       (che era usato per distinguere le famiglie all' interno delle gentes).

Verso il V secolo la distinzione fra nomen e cognomen si fa sempre più sfumata e diventa comune l'uso di un nome unico (detto supernomen o signum), con le caratteristiche di non essere ereditato e di avere un significato immediatamente comprensibile (ad esempio il nome imperiale Augustus che significa "consacrato dagli auguri" o "favorito da buoni auspici").

Dopo la caduta dell'Impero romano, ogni persona veniva identificata dal solo nome personale, di cui venivano usati vezzeggiativi in ambito familiare. Tali nomi venivano a volte riferiti anche alle caratteristiche della persona, alla provenienza o alla paternità. L'avvento della religione cristiana e le ripetute invasioni barbariche facilitarono la diffusione di nuovi nomi che si aggiunsero ai nomi già in uso. A seguito della grande crescita demografica avvenuta in Europa tra il X secolo e l'XI secolo, divenne sempre più complicato distinguere un individuo da un altro con il solo nome personale.


Tra le principali necessità di individuare bene una persona e registrarla, dev'essere valutata la condizione medievale di chi fuggiva dai feudi per vivere nei centri abitati:ci si registrava nelle corporazioni municipali(dando il nome + la provenienza (Montanaro, Dal Bosco ecc)/un pregio o difetto fisico (Gobbo, Rosso, mancino ecc)/un mestiere (sella, Ferraro, Marangon ecc) e dopo un anno solare il feudatario perdeva il diritto di riportarsi al feudo il fuggitivo



Si rese nuovamente necessario identificare tutti gli individui appartenenti alla medesima discendenza con un altro nome. Nacque così il cognome moderno, che poteva essere originato da una caratteristica peculiare delle persone, come ad esempio la loro occupazione, o il luogo d'origine, il loro stato sociale o semplicemente il nome dei genitori: "Rossi" (il cognome più diffuso in Italia) potrebbe far riferimento al colorito della carnagione o dei capelli di qualche antenato; "Fiorentini" probabilmente provengono originariamente da Firenze, "Di Francesco" potrebbe indicare "figlio di Francesco".


In Italia, l'uso dei cognomi è inizialmente una prerogativa delle famiglie più ricche. Tuttavia tra il XIII secolo e il XIV secolo l'uso si estende agli strati sociali più bassi.


Il Concilio di Trento del 1564 sancisce l'obbligo per i parroci di gestire un registro dei battesimi con nome e cognome, al fine di evitare matrimoni tra consanguinei.


I cognomi derivano principalmente da tre fonti:


onomastica (da nomi propri di persona) 40%

toponomastica (nomi comuni o generici o propri di luogo) 35%
soprannomi 25%


Dati statistici sui cognomi italiani

In Italia esistono 350.000 cognomi e circa 7.000 nomi propri. Nella tabella che segue sono presentati i primi dieci cognomi italiani con più alto rango di occorrenze a livello nazionale, elaborati da dati inerenti agli utenti telefonici privati portatori del cognome; nella colonna di sinistra i dati elaborati da un rilevamento del 30 settembre 1979 a cura di Emidio De Felice, nella colonna di destra le informazioni più aggiornate fornite dal sito [1]:
I primi 10 cognomi italiani

De Felice
Gens
1
Rossi
Rossi
2
Ferrari
Russo
3
Russo
Ferrari
4
Bianchi
Esposito
5
Colombo
Bianchi
6
Esposito
Romano
7
Ricci
Colombo
8
Romano
Ricci
9
Conti
Marino
10
Costa
Greco
È certo che tra questi cognomi, il più diffuso in Italia sia Rossi, presente in 4541 comuni italiani.

Origine dei cognomi italiani

Tabelle riassuntive [modifica]

Forma finale
Esempio di composizione
Origine
asco
Com-asco, Cev-asco
Liguri
ago/aghi/ate/ati
Air-aghi, Arcon-ato, Gess-ati
Lombardi
atti/etti/otti
Ors-atti, Giorg-etti, Pedr-otti,
Lucian-etti, Bortol-otti, Bar-atti
Lombardi
azzi
Bott-azzi, Bertol-azzi, Bott-azzi,
Fontan-azzi, Gale-azzi, Zan-azzi
Emiliani o Lombardi (Bassa)
di/oldi
Bol-di, Garib-oldi, Gast-oldi, Sav-oldi, Sol-di, Ub-oldi
Lombardi (Germanici)
ingo/inghi/enghi/engo
Ard-enghi, Borl-enghi, Girard-engo, Interl-enghi, Pol-enghi, Martin-engo
Lombardi o Toscani (Germanici)
otti
Andre-otti, Bartol-otti, Bel-otti,
Chel-otti, Matte-otti, Mel-otti, Pap-otti, Tur-otti
Lombardi
oni
Alessandr-oni, Bori-oni, Bell-oni,
Ceri-oni, Cesar-oni, Luci-oni, Vecchi-oni
Lombardi o Marchigiani
ero/ario
Accorn-ero, Barb-ero, Ferr-ero,
Masp-ero, Molin-ero, Sobr-ero
Piemontesi
esio
Gorr-esio
Piemontesi
audi/aldi
Grib-audi, Ramb-audi
Piemontesi
ante
Ador-ante, Ferr-ante, Parl-ante,
Pom-ante, Viol-ante
Abruzzesi
ieri
Oliv-ieri, Piant-ieri, Ran-ieri
Abruzzesi, Campani
illi (ille)
Piccir-illi, Spit-illi, Verz-illi
Abruzzesi
occhi (òcchie)
Ciarr-occhi, Fabi-occhi, Pir-occhi
Abruzzesi
oli
Cavacchi-oli, Frattar-oli, Frondar-oli, Vallar-oli
Abruzzesi
ella
Pezz-ella, Mont-ella
Napoletani
iello
Borr-iello, Panar-iello, Ricciard-iello, Roman-iello, Vit-iello
Campani
edda
Del-edda, L-edda, Z-edda
Sardi
au
Bidd-au, Mad-au, R-au
Sardi
as/is/us
Cann-as, Pir-as, Solin-as, Vird-is,
Lamp-is, Camp-us
Sardi
u
Cafedd-u, Al-u, Porc-u
Sardi o Siciliani
aloro (aloru)
Andaloro, Fav-aloro, Orgli-aloro
Siciliani
aro (aru)
Am-aru, Tod-aro, Caff-aro,
Cannizz-aro, Cavall-aro, Finocchi-aro
Siciliani
eri
Oliv-eri, Palm-eri, Scud-eri, Tuv-eri, Cambar-eri
Siciliani
isi
Cass-isi, Penn-isi, Pugl-isi, Tro-isi,
Ronn-isi, Par-isi
Siciliani
oti
Sid-oti, F-oti, Scilip-oti
Siciliani o Calabresi
osi (usi)
Al-osi, Albert-osi, Cangel-osi, Nicol-osi
Siciliani
ulla
Strazz-ulla, Zapp-ulla
Siciliani
ai/ini
Ast-ai, Bott-ai, Boll-ai, Cas-ini, Casc-ini, Luc-ini, Fornari-ini, Paol-ini, Pont-ini
Toscani o Lombardi
ucci
(nome proprio)-ucci, Bell-ucci,
Bertol-ucci, Ilari-ucci, Lambert-ucci, Marc-ucci
Toscani
uoli/aiuoli
Acciai-uoli, Casci-aiuoli
Toscani
acco
Acco, B-acco, Bazz-acco, Biss-acco,
C-acco, Feltr-acco, Pol-acco
Friulani
er
Tauf-er, Pach-er, Pichl-er
Trentini, Sudtirolesi.
ato
Marcon-ato, Donol-ato, Bellin-ato,
Luc-ato, Francesc-ato
Veneti
igo
Pasqual-igo, Barbar-igo
Veneti
l/n/r
Cana-l, Luci-n, Mani-n, Furla-n, Schiavo-n, Carre-r, Venie-r
Veneti, Trentini o Friulani
ussi
Bortol-ussi, Ben-ussi
Friulani
utti/ut
Gregor-ut, Var-utti, Martin-ut
Friulani
az
Cune-az, Lucian-az
Valdostani (pronuncia alla francese)
oz
Diemo-oz, Marc-oz
Valdostani (pronuncia alla francese)
ou
Fi-ou
Valdostani (pronuncia alla francese)
in
Vercell-in, Negr-in
Valdostani (pronuncia alla francese), Veneti, Trentini o Friulani.
y
Borne-y
Valdostani
t
Perre-t
Valdostani (pronuncia alla francese)
ra
Fiche-ra, Guarne-ra
Siciliani




Prefissi



Esempio di composizione



Origine
De

De Cesare, De Felice, De Stefano, Delogu, Demuru, De Carli, De Lorenzi, De Mari

Suditaliani, Sardi e Norditaliani [2]
Del
Del Grosso, Del Vecchio, Del Porto, Del Pozzo, DelDel Pasqua, Del Piero Negro,
Centro Italia e Norditaliani
Della
Della Bella, Della Corte, Della Mea, Della Pasqua, Della Torre, Della Valle
Norditaliani, Suditaliani, Centro Italia [3]
Di
Di Battista, Di Giovanni, Di Stefano, Di Vincenzo, DiDi Bert, Di Lazzaro, Di Pietro Centa,
Abruzzesi-Molisani, Siciliani, Friulani [4]
La
La Ferrera, La Fata, La Russa, La Malfa, La Rosa, LaLa Loggia, La Torre Pira,
Siciliani
Lo (Lu)
Lo Cicero, Lo Forte, Lo Giudice, Lo Iacono, Lo Nigro, Lu Piccolo, Lo Presti, Lu Vito
Siciliani
Li
Li Calzi, Li Causi, Li Greci, Li Pira, Li Puma, Li Volsi, Li Volti
Siciliani






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mercoledì 20 ottobre 2010

Perchè New York è definita "La Grande Mela"?


Dovete sapere che il termine “The Big Apple” ha un’origine del tutto particolare.
Tale termine infatti fu sentito per la prima volta nel 1909 Edward S. Martin, nel libro "The Wayfaver in New York", paragona lo stato di New York ad un melo, con le radici nella valle del Mississippi e il frutto a New York.
Poi nel gennaio del 1920 da Fitzgerald sulla bocca di due stallieri afroamericani di New Orleans, che definirono così l’ippodromo di New York, il cronista riportò come per gli scommettitori di corse dei cavalli New York fosse il circuito ("la mela") più ricco a livello di guadagni.
Al
cronista sportivo John J. Fitzgerald piacque l’espressione e così la usò sul suo giornale riferendosi a notizie riguardanti appunto l’ippodromo.
Negli anni ‘30 e ‘40un gruppo di musicisti jazz usavano spesso questa definizione come una metafora del successo. Quando i concerti erano lontano da New York, si suonava "sui rami"; al contrario, suonare a New York significava suonare nella "Grande Mela".
Nel 1971 Charles Gillet, presidente dell’ufficio del turismo, usò il termine nella campagna di promozione della metropoli. Infine nel 1997 il sindaco Rudolph Giuliani ha battezzato “Big Apple Corner” l’angolo tra la 54
West Street e Broadway (dove Fitzgerald abitò abitò dal 1934 al 1963) per rendere omaggio al grande giornalista, in qualche modo padrino della definizione.